


1 settembre 1358: Bonifacio Rotario sale per primo sul Rocciamelone.
9 luglio 2023: salgo io, per la prima volta in vita mia dopo averlo sognato per anni, sul Rocciamelone.
Bonifacio Rotario aveva dovuto affrontare una via sicuramente piΓΉ impervia e lo aveva fatto come voto alla Madonna. Io invece ho sfruttato un sentiero (molto) battuto e l’ho piΓΉ prosaicamente inserito nella mia lista di 100 cose da fare prima di morire. Ma credo che la nostra emozione in vetta fosse simile. Lo osservavo da sempre andando in Val di Susa -e da quando sono nella casa nuova dal mio balcone a Torino- il Rocciamelone. 3538 metri slm per la cima piΓΉ iconica del torinese.
Da sempre un mio desiderio.
Una salita che credo valga davvero la pena di affrontare.
Si arriva a Susa in macchina, si sale in auto fino al rifugio La Riposa (o poco prima se, come capita a noi, ci sono giΓ millemila veicoli parcheggiati) e poi si va su a piedi. Sono almeno 1500 metri di dislivello, ma salgono dolci quantomeno fino alla cima vera e propria.
Γ una salita lunga, tutta sotto il sole, con una sosta rinfrescante al rifugio Ca d’Asti (2854 metri) e una simbolica e panoramica alla Croce di Ferro (3306 metri).
Sopra il Ca d’Asti il sentiero diventa pietraia, comunque percorribile e poco dopo inizia a girare un po’ la testa per l’ossigeno piΓΉ rarefatto (ma si prosegue senza troppi problemi).
Oltre la Croce di Ferro inizia il pezzo piΓΉ impegnativo, per raggiungere la vetta. Γ classificato come EE (per escursionisti esperti) e ha una corda di sicurezza, ma con un paio di buoni scarponi e una minima dimestichezza nel percorrere sentieri, si arriva abbastanza agevolmente in cima.
E qui, a 3538 metri di altitudine si apre lo spettacolo.
Della vetta stessa, innanzitutto, col piccolo bivacco (nel quale credo sia strepitoso dormire e vedere l’alba), il santuario e la statua della Madonna, imponente e rassicurante.
E poi lo spettacolo della natura: sei sulla punta piΓΉ alta di tutto il circondario e puoi ammirare ai tuoi piedi Susa e la sua valle, Malciaussia, il ghiacciaio (o quanto ne rimane, sigh), le valli di ViΓΉ. E in lontananza centinaia, migliaia, milioni di altre vette, tra cui quelle del massiccio del Rosa e il l’iconico Monviso, dalla parte opposta.
La vera sfida (e quello che mi ha piallato le gambe) Γ¨ scendere!
La prima parte -i 200 metri finali della salita, classificati per EE- Γ¨ quasi verticale e mi ha consumato le forze, nonostante il supporto dei bastoncini. Poi ho proseguito come una lumaca per tutto il resto del sentiero, perchΓ© non avevo piΓΉ le gambe e ci ho messo a scendere praticamente lo stesso tempo impiegato per salire.
E sono arrivato all’auto stravolto. Ma ancora piΓΉ soddisfatto.
E oggi, oltre due anni dopo, sono ancora grato per questa bella camminata e dopo aver passato una vita a pensare “devo salire sul Rocciamelone” oggi, tutte le volte che guardo questo gigante di pietra, penso “devo salire sul Rocciamelone, di nuovo“.










