Percorrere il Cammino di Santiago è stato per me tante cose. Tantissime belle, qualcuna più intima e complessa.
Il che rende questo il post più difficile che ho scritto finora sul mio blog.
Ma parto dall’inizio, cercando di non farla troppo lunga.
Il Cammino di Santiago era un mio pallino da anni e il 14 aprile 2026 ho iniziato a realizzarlo, coi primi passi da Saint Jean Pied-de-Port. In realtà ero partito due giorni prima, perché raggiungere la piccola località francese ai piedi dei Pirenei non è proprio rapidissimo.
Malpensa-Bordeaux in aereo al pomeriggio del 12 aprile, poi Bordeaux-Bayonne e Bayonne-Saint Jean Pied-de-Port in treno il giorno dopo, con la prima notte in un ostello del Cammino e la mattina del 14 supero l’arco che dalla città conduce verso Roncisvalle, seguendo la prima freccia con conchiglia. Prima di migliaia.

Quali sono state le mie tappe?
Te le cito solo, per darti un’indicazione, ma non mi soffermo su luoghi, distanze e difficoltà, perché trovi le stesse informazioni sul web ripetute migliaia di volte.
Le tappe sono indicative, poi te le fai come vuoi, decidendo di giorno in giorno. Ed è bello così. Non pianificare tutto da casa, perché tanto cambierai i tuoi piani più di una volta. O almeno fai come me: pianifica se è una cosa che ti piace fare, ma sii sereno e consapevole nell’essere flessibile e modificare i tuoi programmi.
- Saint Jean Pied-de-Port – Roncisvalle
- Roncisvalle – Zubiri
- Zubiri – Pamplona
- Pamplona – Puente la Reina
- Puente la Reina – Estella
- Estella – Torres del Rio
- Torres del Rio – Navarrete
- Navarrete – Santo Domingo de la Calzada
- Santo Domingo de la Calzada – Belorado
- Belorado – Ages
- Ages – Burgos
- Burgos
- Burgos – Hontanas
- Hontanas – Boadilla del Camino
- Boadilla del Camino – Carrion de los Condes
- Carrion de los Condes – Terradillos de los Templarios
- Terradillo de los Templarios – Bercianos del Real Camino
- Bercianos del Real Camino – Mansilla de las Mulas
- Mansilla de las Mulas – Leon
- Leon – San Martin del Camino
- San Martin del Camino – Astorga
- Astorga – Foncebadon
- Foncebadon – Ponferrada
- Ponferrada – Villafranca del Bierzo
- Villafranca del Bierzo – O Cebreiro
- O Cebreiro – Triacastela
- Triacastela – Sarria
- Sarria – Portomarin
- Portomarin – Palas de Rei
- Palas de Rei – Arzua
- Arzua – Monte do Gozo
- Monte do Gozo – Santiago de Compostela





















Prima di condividere qualche suggerimento pratico, ecco alcune riflessioni che ho fatto durante o dopo il Cammino di Santiago…
Cosa è stato arrivare a Santiago?
Innanzitutto soddisfazione. Per avercela fatta (cosa che non davo per scontata prima di partire); per avercela fatta così bene dal punto di vista fisico; per le relazioni che ho saputo costruire (altra cosa che non davo affatto per scontata); per aver potuto vivere un breve momento di preghiera davanti alla tomba di San Giacomo (un amico di Gesù, uno che lo aveva conosciuto dal vivo!).
È stato però anche ‘svuotamento’. Il Cammino di Santiago è un’esperienza molto piena e arrivato nella piazza della Cattedrale mi sono reso conto che era finita (ma vah? Che perspicacia!). E mi sono domandato: “e adesso?!“. E adesso si torna alla ‘vita normale’, anche se per molti versi mi sembrava molto più normale, più umana, più sana, quella vissuta lungo la strada verso Santiago. E mi sono sentito un po’ vuoto, devo ammetterlo.



Cosa mi ha insegnato il Cammino di Santiago?
- il valore dell’essenzialità: non avevo con me quasi nulla, eppure mi sembrava di avere tutto
- che -io che sono un po’ orso- sono ancora capace di aprirmi all’altro
- e soprattutto che l’altro è meglio dei miei pregiudizi! Mi sono relazionato con molte persone con cui probabilmente in contesti diversi non avrei scambiato nemmeno una parola. Ed è stato bello!
- apprezzare la pienezza e soprattutto cogliere la pienezza anche dei cosiddetti ‘momenti vuoti’. La mia vita è colma di ‘momenti vuoti’, ma a ben vedere lo è anche una giornata lungo il Cammino. Anzi, tecnicamente è tutta vuota, se ci basiamo su ciò che si ritiene ‘pienezza’ al giorno d’oggi. Forse dovrei/dovremmo riconsiderare ciò che davvero riempie la vita?
- il valore della lentezza, così in antitesi rispetto alla frenesia delle nostre città e delle nostre giornate
- la Provvidenza, che più volte mi ha messo di fronte proprio ciò che mi serviva in quel momento
- e altre cose su di me, soprattutto rispetto al gestire i sentimenti e a determinati valori in cui credo, che preferisco tenere per me e per qualche amico con cui le ho condivise

In quali ostelli mi sono trovato bene e ti suggerisco?
Generalmente la sistemazione è almeno decorosa, spesso accogliente e curata. Talvolta ti danno la colazione, la cena o ti mettono a disposizione una cucina, talvolta c’è il ristorante interno. Ci sono mille sistemazioni diverse! La migliore? Quella che ti capita davanti (o comunque a portata di pochi km) quando hai deciso che “per oggi basta!“.
Tra tutti mi piace citare questi ostelli:
- Refugio de Peregrinos de Roncesvalles – Roncisvalle
- El palo de avellano – Zubiri
- Betania – Pamplona (un donativo -ossia un ostello in cui non ti chiedono una quota fissa- dove si viene accolti in pochi e si vive -per una sera- un’esperienza di famiglia)
- Cofradia do Santo – Santo Domingo de la Calzada
- Cuatro Canton – Belorado (con la piscina!)
- Casa del Cubo y de los Lerma – Burgos
- Jacques de Molay – Terradillos de los Templarios
- Albergue francescano – Astorga (accoglienza dei frati, deliziosa!)
Dove ho mangiato bene?
- La Rustica Caravan Bar – Ages
- Marea Bread – Burgos (fornaio)
- Albergue El Puntido – Hontanas
- Complexo Xacobeo – Triacastela
- El Papatorio – Santiago de Compostela
Posti secondo me da non perdere lungo il Cammino, che meritano una visita
So che ce ne sono tanti altri, ma un po’ dipende da dove sosti per la notte e un po’ dalla tua voglia di fare deviazioni apposta per visitare (la mia era poca… mi sentivo più un pellegrino che un turista e il mio scopo principale non era visitare i luoghi)
- Saint Jean Pied-de-Port è un piccolo borgo medievale che merita una passeggiata, soprattutto se si dorme lì la sera prima di partire.
- Roncisvalle è suggestiva
- Pamplona è una bella città e merita che ci si fermi apposta per la notte
- idem Burgos (mi sono fermato anche una seconda notte perché per una giornata ho voluto fare proprio il turista e visitare anche i musei)
- idem Leon, la terza ‘grande’ città che si incontra lungo il Cammino di Santiago, con una bella Cattedrale (come Burgos) e un centro storico alquanto godibile
- Santo Domingo de la Calzada, prima di Burgos, ha un duomo notevole e un piccolo centro storico piacevole
- il monastero diroccato di San Anton, prima di Castrojeriz, nel quale è possibile anche dormire (senza luce elettrica, ma mi hanno detto che è meraviglioso. Io l’ho visto solo passando e sembra effettivamente meraviglioso)
- ad Astorga la Cattedrale e il Palazzo di Gaudì meritano gli 8 euro cadauno del costo del biglietto
- la Croce di Ferro, che mi aspettavo più imponente, ma è un luogo simbolico: lasci una pietra (possibilmente portata da casa nello zaino), per abbandonare qualche tuo peso e lasciarlo lì
- il Castello Templare di Ponferrada è molto molto bello
- a O Cebreiro (salita molto meno difficile di quanto raccontano le guide) ci sono una bella chiesa romanica e antiche e caratteristiche case di origine celtica
- Portomarin è in una bellissima posizione naturale e ha una chiesa in centro al paese che sembra un castello ed è suggestiva anche per la sua storia (è stata smontata pietra per pietra e ricollocata lì)
- a Santiago de Compostela, su tutto, la Cattedrale, con la tomba di San Giacomo, il Botafumeiro e l’ultima benedizione dei pellegrini















Come chiudere questo articolo?
Dicendoti semplicemente quello che ho detto e dico a tutti quelli con cui ne parlo dal vivo: il Cammino di Santiago è davvero una bella esperienza ed è alla portata di tutti (problemi gravi di salute permettendo, ça va sans dire). E mi sento di consigliarlo a chiunque.
Non necessariamente sarà qualcosa che mi o ti cambierà la vita. Chissà. Ma è un’intensa esperienza di incontro: con gli altri, con la natura, con la cultura, con se stessi, con Dio (per chi ci crede, ma forse almeno un po’ anche per chi non ci crede). È un’esperienza che dal punto di vista logistico permette la massima personalizzazione: ci sono ostelli un po’ dappertutto, punti ristoro, mezzi di trasporto per persone e/o bagagli in caso di necessità. Nessuno ti corre appresso. Non è un problema se arrivi alle 18 a fine tappa invece che alle 12. Non è un problema se cammini 10/15 km al giorno invece di 25/30. E quindi è alla portata di qualsiasi età o fisico e di qualsiasi ‘condizione atletica’. Con una sola precondizione: la voglia di uscire -almeno per qualche settimana- dalla propria comfort zone.


