Reale β Castel di Sangro
In sintesi: un’esperienza diversa da tutte le altre.

Durante la cena, scambiando due chiacchiere con lo chef Niko Romito e con la sorella Cristiana, che dirige la sala, facevo fatica a trovare le parole giuste. Ma anche dopo cena. E un po’ anche adesso, a distanza di oltre un mese da un’esperienza a tavola davvero diversa da tutte le altre mai vissute.
Parto da qui: quasi sempre -e spesso in maniera pomposamente ingiustificata- ti viene detto che nel tal ristorante ‘non si cena, ma si vive un’esperienza’. Mai come per il Reale, a Castel di Sangro, questa affermazione risulta concreta. Nel ristorante dei fratelli Romito, immerso nel verde della campagna abruzzese, non si viene semplicemente per mangiare e nemmeno per scattare delle foto per i social. Al Ristorante Reale si vive davvero un’esperienza. E non ‘solo’ per le tre stelle Michelin o perchΓ© Γ¨ considerato uno dei migliori cinquanta ristoranti al mondo. Al Reale si assaggiano piatti diversi, con una concezione della cucina originale, con una ricerca affascinante sulla materia prima. Una cucina che -a caldo, ma anche adesso- ho definito ‘avveniristica’, perchΓ© Γ¨ oltre il ‘contemporaneo’. Γ la direzione in cui -oggi- posso immaginare andrΓ il fine dining nei prossimi 10-15-20 anni. Ed Γ¨ una strada che Niko Romito giΓ percorre da 10-15-20 anni. Affascinante. Diversa. A tratti incredibile. Una vera esperienza!

E adesso ti racconto perchΓ©, piatto per piatto dal menΓΉ degustazione, assaggiato a settembre 2025.

Si comincia con la misticanza al pomodoro, olio e farro.
C’Γ¨ un’aciditΓ spiccata (data -suppongo- dal farro fermentato e marinato nel pomodoro), c’Γ¨ freschezza, c’Γ¨ grassezza, c’Γ¨ il gusto intenso e aromatico delle erbe.
Viene accompagnata da grissini col miele di castagno e da un pane soffice, veramente buonissimi.
Si inizia col botto. E si comincia a capire quanto il vegetale sarΓ protagonista. E quanto sarΓ ‘diverso dal solito’.

Segue ostrica e cicoria. Un piatto che spiazza. Ecco, l’ho detto piΓΉ volte allo chef e al personale di sala che la cena era spiazzante, ma in senso positivo: cose buone, che non ti aspetti. Qui l’ostrica Γ¨ cruda, sapida, ti parla di mare. La cicoria conferisce amarezza; la crema di latte Γ¨ bella grassa. Di solito nelle esperienze stellate rimango stupito dall’equilibrio nei piatti. Qui al primo assaggio non sento equilibrio, sento gli ingredienti che quasi ‘si picchiano’ l’uno con l’altro. PerΓ² mi spiazza, perchΓ© Γ¨ tutto oggettivamente buonissimo. PerchΓ© l’equilibrio al primo assaggio sembra che non ci sia, ma invece c’Γ¨. Eccome!


Terza portata: riso, pesto di basilico, anice e limone.
“Non mischi, mangi come viene” -mi dicono- e viene davvero bene cosΓ¬! PerchΓ© se mischi probabilmente il sapore si appiattisce, mentre in questo modo si lascia spazio a una successione di gusti in cui ogni ingrediente si sente per se stesso. Ed Γ¨ una successione di sapori alquanto piacevole.
Il riso Γ¨ scottato in padella con anice e limone; il pesto Γ¨ alla base e sopra.
Non Γ¨ certamente un piatto instagrammabile (come molti del menΓΉ), ma ti fa arrivare chiaro un concetto. Qui si bada alla sostanza prima che alla forma. E non dico che i piatti non siano belli da vedere, anzi: sono curatissimi. Ma a volte in alcuni ristoranti pare che si badi prima all’estetica che all’equilibrio dei sapori o alla facilitΓ di degustazione di una portata. Al Ristorante Reale Γ¨ evidente come il gusto sia al centro dell’esperienza.

Arriva quindi il pane, al quale viene data nel racconto (come nel menΓΉ cartaceo) dignitΓ di piatto. Giustamente! Spesso il pane Γ¨ qualcosa che viene mollato in un angolo della tavola, quasi di nascosto. Qui lo portano al centro. Lo portano quando non hai altro davanti a te. CosΓ¬ ti accorgi -prima della splendida conferma dell’assaggio- di quanto sia buono! I lievitati sono uno dei ‘cavalli di battaglia’ dello chef: il pane viene allora presentato con una fetta intera, che permette di valutare il rapporto tra la mollica (morbidissima) e la crosta (croccantissima). Top.

Fuori menΓΉ ho ordinato l’assoluto di cipolle, parmigiano e zafferano tostato. E ho fatto bene!
Γ l’interpretazione data da Niko Romito di una zuppa di cipolle. Lo guardi (anche della foto, mi spiace) e sembra un brodino. Ma Γ¨ commovente.
Innanzitutto non si tratta di brodo, ma di un estratto dei succhi di vegetazione della cipolla, che ha un sapore intensissimo. Non ho mai assaggiato un piatto alla cipolla con una tale profonditΓ di gusto. I bottoni di pasta, farciti con il Parmigiano, portano sapiditΓ e masticazione. Γ un piatto che sorprende e che non si dimentica. Se sei un amante della cipolla, non puoi che ordinarlo (e se non lo sei, diventalo, credimi!).


Mi viene quindi servito zucchina, cannella e pepe rosa. Un piatto verticale sulla zucchina. C’Γ¨ quella tonda alla base, bollita poco, che sembra quasi cruda. C’Γ¨ una crema di zucchine verdi. Ci sono delle lamelle di zucchina trombetta, direi fritte. C’Γ¨ una salsa alla cannella che a primo acchito spiazza, ma si sposa davvero bene. C’Γ¨ il pepe rosa che dΓ aromaticitΓ e una leggera piccantezza. Γ un piatto freschissimo, fuori da ogni schema o tradizione che mi possa venire in mente.


Γ il turno di baccalΓ e foglia di fico. Un piatto che non ho nemmeno fotografato per quanto ero preso dalla cena (la foto Γ¨ ‘rubata’ dal profilo Instagram dello chef: sorry).
C’Γ¨ una pasta di foglie di fico alla base; c’Γ¨ il baccalΓ mantecato, con latte di baccalΓ e un intingolo a base di baccalΓ ; quindi ancora sopra polvere e distillato di foglie di fico.
Il piatto presenta una nota erbacea e amara data dalle foglie, poi arriva in bocca il sapore del baccalΓ mantecato, morbido, grasso, goloso. E alla fine rimane una nota dolciastra in bocca. Strepitoso.

Ed Γ¨ solo in questo momento che realizzo che il menΓΉ comincia subito con le portate, senza amuse bouche. Tu te ne eri accorto?
La cena Γ¨ talmente coinvolgente, divertente, appagante che non ci avevo fatto caso. Eppure ho sempre pensato che potrei vivere di soli amuse bouche. Ma stasera non ne ho sentito minimamente la mancanza. “E se non fossero poi cosΓ¬ necessari?“, mi domando.
Mentre ci penso arriva in tavola lattuga, mandorla e pomodoro.
Una salsa di mandorle e acqua alla base, dolce. La lattuga marinata e laccata con una riduzione di lattuga, amara. La polvere di pomodori, acida. Un altro piatto di contrasti ed equilibri che divertono il palato.
E ti apre a un altro pensiero: qui si ‘gioca’ molto sull’intensitΓ del sapore delle verdure, con note dolci e/o amare che accompagnano ogni piatto. Mangi pochissime proteine animali, ma non ne senti la mancanza. C’Γ¨ una cura estrema dei vegetali in ogni portata. E questo Γ¨ bello, interessante, divertente.


A proposito di proteine animali… mi viene messo in tavola un coltello da carne e penso “ah, sta arrivando l’anatra“. Invece arriva il secondo -e ultimo- piatto che ho ordinato fuori menΓΉ: melanzana e caramello di pesca.
La melanzana viola viene trattata come fosse carne -da qui il coltello in tavola- e viene presentata in forma di parallelepipedo, laccato con una riduzione di melanzana nera. Sopra c’Γ¨ del rosmarino, mentre di lato trovi del concentrato di pomodoro da una parte e del caramello di pesca dall’altra.
Il rosmarino contribuisce all’inganno e al primo assaggio ti pare davvero di avere un pezzo di arrosto in bocca. Poi arriva -piacevolissimo- il sapore intenso della melanzana. L’ortaggio in alcune sue parti si sfalda come il pulled pork, in altre Γ¨ piΓΉ tenace… Γ¨ ‘carne’ di melanzana! Un’altra portata che consiglio spassionatamente di ordinare.



Questa volta arriva davvero l’anatra: anatra e ginepro, per la precisione.
Il volatile viene cotto intero in forno, poi viene bloccata la cottura con acqua e ghiaccio, e viene quindi disossato e sporzionato. Alla vista -e al morso- sembra crudo, ma Γ¨ cotto. Il procedimento ne accentua evidentemente il sapore selvatico. La crema di patate e ginepro smorza un po’ il gusto e aggiunge un’ulteriore nota ‘di bosco’. A primo impatto non mi piace, poi boccone dopo boccone abbiamo familiarizzato. Mi confronto con Niko Romito e condivido con lui queste impressioni. Lo chef mi dice che non ama le reazioni di Maillard, perchΓ© rendono la carne sΓ¬ golosa, ma fanno perdere purezza. In questo modo -dice- il sapore dell’anatra resta puro e alla fine risulta comunque assai goloso.
Non ha mica torto!
Quest’anatra -privata della reazione di Maillard e della ‘crosticina’ che ne deriva- ha un sapore intenso, quasi vitale; un po’ inquietante, ma oggettivamente buono. Il boccone di carne piΓΉ complesso della mia vita. Un’esperienza nell’esperienza.


Arriva quindi l’insalata tiepida di bieta. Un altro piatto mono ingrediente, con una crema alla base, le foglie arrostite e non, i gambi, una lucidatura con acqua di biete. E un poco di zenzero.
Arriva subito l’amaro, poi il terroso, la mineralitΓ , l’affumicato dell’arrosto, il piccante dello zenzero. Un altro piatto che spiazza e diverte, perchΓ© a primo avviso sembra amarissimo, poi lascia la bocca avvolta da un sapore complesso ed equilibrato.

Penne e salvia Γ¨ un lavoro sulla parte amara della salvia, unico condimento delle penne (molto al dente, perfette). Dopo ogni boccone si sorseggia un infuso di salvia. Γ davvero un piatto amaro. Al termine del quale -secondo le istruzioni fornite- devi gustare la fogliolina che galleggiava nell’infuso: si tratta di lippia e conferisce una nota dolce e agrumata che cambia -in un istante e completamente- la percezione del piatto e l’armonia in bocca.

Γ il turno di peperone e pane. Lo vedi e pensi -con tutto il rispetto, Γ§a va sans dire– che sia uno dei piatti piΓΉ brutti che tu abbia mai visto. Lo assaggi e pensi che sia una delle cose piΓΉ buone che hai mai mangiato.
Si tratta di pane (sΓ¬, quel pane incredibile che fa Niko Romito), cotto due volte in estrazione di peperoni rossi e verdi. Γ un po’ tostato, un po’ morbido, un po’ croccante, un po’ dolce, un po’ piccante. Il sapore del peperone Γ¨ intensissimo e tornerei al Ristorante Reale anche solo per rimangiare questo piatto.

Arriva il dessert: pesca, rosmarino e rabarbaro. Γ un ricordo della crespella abruzzese, in versione dolce.
La crespella Γ¨ realizzata con acqua anzichΓ© latte e nasconde dei cubetti di pesca e una crema di mandorle. Sopra la crepe un’emulsione di rosmarino e di rabarbaro.
Γ un ‘dolce non dolce’: Γ¨ chiaramente un dessert, un piatto in cui prevalgono le note dolci, ma senza eccessi e con la forte aromaticitΓ del rosmarino a smorzarle. C’Γ¨ spiazzamento ed equilibrio, come in tutto il menΓΉ.

Non c’erano gli amuse bouche e quindi -pensi- non ci sarΓ neppure la piccola pasticceria.
Invece c’Γ¨, anche se un po’ diversa ‘dal solito’, ovviamente. π
– c’Γ¨ un melone marinato nel Marsala, con timo, menta, zenzero e sale
– c’Γ¨ un formaggio tipo Stracchino, di un produttore di Scanno, realizzato con latti di mucca, pecora e capra
– c’Γ¨ un sorbetto al cacao




Γ stata davvero un’esperienza diversa, come dicevo all’inizio.
Il menΓΉ Γ¨ spiazzante, non paragonabile con nessun’altro pasto che abbia mai provato.
A tratti ‘fa arrabbiare’ perchΓ© non riconosci immediatamente un piatto, ma ti conquista, ti fa innamorare, a ogni boccone, perchΓ© -dopo averti spiazzato- ogni portata ti ingolosisce con il suo sapore e ti affascina per la ricerca che c’Γ¨ dietro.
Ecco, al Ristorante Reale c’Γ¨ davvero una ricerca incredibile sulla materia prima (vegetale soprattutto, ma non solo), per valorizzarne, esaltarne, incrementarne naturalmente il sapore. C’Γ¨ meno ‘estetica’ nei piatti rispetto ad altri ristoranti. Sono meno ‘instagrammabili‘, come giΓ affermavo. Nel piatto c’Γ¨ estrema semplicitΓ . E allo stesso tempo c’Γ¨ estrema complessitΓ : c’Γ¨ tanto gusto, tanta ricerca, tanta cultura, tanta tecnica. C’Γ¨ la sostanza, e ti conquista. Applausi.


