Un anno e mezzo fa scrivevo così:
Maggio 2022: l’ultima volta in cui sono stato in Costiera Amalfitana. L’ultima volta per ora, ça va sans dire. Ho vissuto una settimana culinariamente godereccia, tra pizze, ristoranti stellati e diverse puntate da Salvatore De Riso, a Minori. Una settimana con una grande sorpresa: la tavola golosa e raffinata di Casa Mandina. Un ristorante a conduzione familiare, in una via nascosta di Maiori, con un menù ricco di piatti basati sugli splendidi ingredienti locali e sulle ricette della tradizione; piatti costruiti, però, con originalità e mano sapiente dallo chef (chef che -tra l’altro- ho potuto osservare in azione cenando al bancone ed è stato davvero un bello ‘spettacolo’). Poche settimane fa, il ristorante ha cambiato nome in Casa Pappalardo (il cognome dei fratelli titolari dell’attività, a proposito di ‘conduzione familiare’) e location (ora è sul lungomare di Maiori, a godere di uno dei panorami più spettacolari della Divina Costiera) e sono certo che mantenga nei piatti quella originalità, quel sapore che ricorda la tradizione e quella mano felice nel prepararli che ho incontrato in quell’unica cena che non posso proprio dimenticare.
Sono certo -da sempre e per sempre- che tornerò ancora in Costiera e -da tre anni- sono altrettanto certo che mangerò di nuovo nel ristorante dei fratelli Pappalardo. Che se non fosse per i 934 km che ci separano, mi vedrebbero tra i loro clienti più abituali, sicuramente!






Avevo definito Casa Pappalardo “il ristorante che vorrei avere sotto casa“, ma siccome non è sotto casa, ma molto molto più a sud, ho approfittato di un nuovo giro in Campania per sostare qualche notte proprio a Maiori e tornare a cena da loro.
A casa.
Sì, perché prima di tutto mi sono sentito accolto a casa, in famiglia.
Il locale è nuovo, spazioso, curato, elegante (ma semplice), con una splendida vista sulla Costiera Amalfitana.
È tutto nuovo, tranne il calore del personale, della famiglia che ti accoglie con un sorriso appena sali le scale del ristorante.
Quello che non è nuovo è il benvenuto della cucina, lo stesso che avevo assaggiato nel 2022, con lo stesso mio grande apprezzamento.
Una chips di riso venere, con ricotta di Tramonti, acciughina e concentrato realizzato coi limoni coltivati dal nonno. Ha un bell’equilibrio nei contrasti e il limone è davvero il top.

Poi arriva il ‘vassoio del pane‘, con una focaccia che si scioglie in bocca, dei golosi taralli sugna e pepe e dei grissini al burro perfetti, che anche a Torino fatichi a trovare così buoni. Tutto home made, ovviamente.

Poi arriva quanto ho ordinato.
Innanzitutto una tartare di tonno, con ricotta e limone.
La ricotta è cremosissima. Se la vedi messa sotto il tonno crudo ti domandi: “non è che sto piatto vira un po’ troppo verso il grasso?“. E qui torna in gioco il concentrato di limoni del nonno. Era top nella chips di benvenuto ed è top qui. Ha un’acidità molto spinta e regala al piatto un equilibrio perfetto.
E poi c’è la rucola selvatica, che non è solo decorazione, ma apporta all’assaggio una nota erbacea che ne completa il sapore.


È quindi il turno del plin napoletano. Un plin alla genovese, con spuma di provola e carpaccio di carne.
C’è tutta la dolcezza della genovese, c’è la sapidità della provola, c’è ‘il morso’ della carne, c’è un fondo gustoso, c’è il basilico che rinfresca. Rispetto ai plin tradizionali sono molto più grandi e con la pasta decisamente più spessa.
Ma non è un plin tradizionale, e non posso quindi che definirlo perfetto. Nel gusto e nelle consistenze. Un primo piatto difficile da dimenticare.



E poi sono indeciso su cosa altro ordinare. E siccome ero in dubbio tra due primi faccio una cosa che non mi capita quasi mai e ordino un secondo piatto di pasta.
Gli spaghetti freddi con colatura di alici e tartare di pesce azzurro alla puttanesca. Lo spaghetto è tirato a mano e ha un bel morso, alla base ha una coulis di pomodoro con gocce di colatura di alici, una tartare di ricciola e una puttanesca scomposta. Mi dicono che è da mischiare e obbedisco. Il piatto perde parte dell’eleganza con cui mi è stato presentato, ma acquista una rotondità di sapore che conquista. La sapidità è equilibrata, il sugo buonissimo; ogni tanto arriva una piacevole nota di limone a sgrassare. Mai stato così contento di scegliere due primi piatti!



E chiudo con un dolce. Ho un problema a un dente e non so bene cosa prendere.
Alla fine mi butto su una tartelletta alla confettura di fichi, limone salato e ricotta di bufala. Anche se non sono un grande amante dei fichi. Divento però un grande amante di questa tartelletta. Sopra c’è una crema ai limoni e un dischetto di fichi freschi gelati. Il dolce è golosissimo senza risultare stucchevole; il disco di fichi congelati regala un brivido di temperatura, che si aggiunge a quello dell’emozione all’assaggio; il limone salato spezza la dolcezza e contribuisce a pensare: “che faccio, ne prendo un altro?“.



Ma non ne prendo un altro, perché ho mangiato decisamente oltre sazietà.
Chiudo con due chiacchiere con lo chef Christian e i familiari (e con un conto scontato, per il quale non ho ringraziato abbastanza), che contribuiscono anch’esse a farmi sentire come a casa.
Una casa in cui so che tornerò.
Non so quando, credo non prima di qualche anno per via della distanza. Ma tornerò!


